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Omicidi

Voyeur e tradimento all’italiana: Il delitto di via Puccini

È il 30 agosto 1970 a Roma. La marchesa Anna Fallarino e il suo giovane amante, Massimo Minorenti, studente universitario, si incontrano nell’abitazione romana del marito di lei, il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino, assente per una battuta di caccia. A un certo punto squilla il telefono, e per una di quelle piccole casualità che segnano il destino di una vita intera è Minorenti a rispondere. Naturalmente all’altro capo della linea c’è il marito tradito. Il marchese riattacca, poi richiama e questa volta gli risponde la moglie, a cui dice di non muoversi perché sta tornando a casa e le deve parlare.

Fin qui, sembra la solita storia di noia e tradimento, triste e banale allo stesso tempo. E invece no. Perché i rapporti tra i personaggi della tragedia che sta per andare in scena sono molto più complicati di quello che sembra. Anna Fallarino e Camillo Casati si sono incontrati per la prima volta a Cannes nel 1958. La donna era già sposata, ma questo non aveva scoraggiato il marchese. Divenuto suo amante, le aveva fatto ottenere l’annullamento del matrimonio presso la Sacra Rota, pagando si dice una cifra enorme. Solo in luna di miele il marchese rivela alla donna i suoi veri gusti sessuali: desidera che la sua partner si conceda a giovani uomini attraenti per osservarla e fotografarla.

Le foto e gli appunti rivelatori del marchese saranno poi rinvenuti dagli inquirenti, e naturalmente finiranno in mano alla stampa scandalistica per vie mai del tutto chiarite. A quanto pare, offrire la moglie a dei perfetti sconosciuti, come camerieri o militari in licenza, costituiva il più grande piacere e forse l’unica ragione di vita del marchese.

Le cose cominciano a cambiare a causa della Fallarino, a quanto pare non del tutto soddisfatta da quella relazione particolare. La donna comincia ad organizzare feste, cercando di coinvolgere il marito, e uno degli ospiti fissi è proprio Massimo Minorenti, studente fuori corso di Scienze politiche, noto come picchiatore missino. Il marchese lo ha già pagato una volta per avere un rapporto con la moglie, ma il fatto che la cosa continui a ripetersi lo infastidisce. Ad alcuni amici confesserà: “È la prima volta che mi tradisce con il cuore”. Per lui le relazioni della consorte devono essere del tutto occasionali, mai ripetute. La donna al contrario sembra avere altre idee.

E quel 30 agosto 1970 Camillo Casati, sentendo rispondere al telefono il suo rivale, se ne rende conto definitivamente. Torna rapidamente a casa e ordina alla servitù di togliersi di torno e non farsi più vedere per nessun motivo. Entra nella stanza dei due amanti armato di un Browning calibro 12, un fucile da caccia semiautomatico. Fa fuoco prima sulla moglie, tre colpi, poi sull’amante che cerca di proteggersi con un tavolino. Altri due colpi. L’ultimo lo riserva per se stesso. Nessuno ha il coraggio di entrare fino all’arrivo della polizia.

I coniugi saranno sepolti insieme, come da ultime volontà del marchese, nello storico Mausoleo Casati Stampa di Soncino.