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Stragi

Strage di Mafia a Castel Volturno

In Italia, di “mafia” ce ne sono tante: gruppi criminali organizzati autoctoni e non. A volte le organizzazioni straniere rimangono ancorate alla propria comunità, a volte entrano in simbiosi se non in concorrenza con i criminali italiani. Per esempio, a Castel Volturno, come se già non bastassero Casalesi e scissionisti, c’è pure una piazza di spaccio e un giro di prostituzione gestito da immigrati nigeriani, in subordine alla Camorra. E con tutto questo, le 6 vittime della strage di origine africana: Kwame Antwi Julius Francis, Affun Yeboa Eric, Christopher Adams, El Hadji Ababa, Samuel Kwako e Jeemes Alex, non c’entrano proprio niente. Erano tutti lavoratori onesti. Forse soltanto la settima vittima, Antonio Celiento, pregiudicato, gestore di una sala giochi, aveva qualcosa a che fare con la malavita, in quanto sospettato di essere un informatore della polizia. Ma anche questo non è certo.

Un mese prima della strage, il 18 agosto del 2008, intorno alle 19.10, la camorra si era già fatta sentire a Castel Volturno, attaccando con un’arma automatica la sede dell’Associazione Nigeriana Campana, piena di gente, tra cui molti bambini. Scopo dell’attentato: dare un avvertimento a Teddy Egonwman, presidente dell’associazione, mediatore culturale ed interprete per la Polizia di Stato. Uno che cerca di tenere gli immigrati lontani dagli ambienti criminali. Una specie di Saviano nigeriano insomma. 6 persone rimangono ferite, alcune gravemente, e non ci sono dubbi su quali fossero le intenzioni degli aggressori. Fare una strage, colpire a caso per terrorizzare la comunità.

Dopo un atto tanto grave, ci si aspetterebbe una reazione, se non una rappresaglia, da parte dello Stato, per far capire ai criminali che Castel Volturno non è il Far West. Invece un mese dopo tutto daccapo, scatta la replica: il 18 settembre 2008 un altro commando attacca prima Antonio Celiento, crivellandolo con una sessantina di colpi (e qui dal Far West si passa all’Afghanistan, o all’Iraq), poi indisturbato venti minuti dopo fa fuoco contro un negozio gestito da africani, ammazzando 6 persone del tutto innocenti. Stesso Kalashnikov del mese prima, tra le altre armi. Una settima persona, Joseph Ayimbora, ferito gravemente, si salva facendo il morto. Ma ha visto in faccia gli assassini: in ospedale li identifica grazie alle foto segnaletiche della polizia, sono Cirillo Alessandro, Granato Davide, Letizia Giovanni, Setola Giuseppe e Spagnuolo Oreste, questi ultimi armati di Kalashnikov. Gli uomini indossavano divise della polizia. Ayimbora è morto d’infarto il 1º Marzo 2012.

A questi fatti drammatici segue una rivolta degli immigrati, che si accaniscono indiscriminatamente contro automobili e autobus di cittadini innocenti, e finalmente la reazione dello Stato, che porterà nei mesi successivi a 107 arresti, inclusi elementi di spicco della strategia stragista. Si parla anche di chiusura totale del mercato della manodopera clandestina e di espulsioni di massa. Ma a Castel Volturno silenziosamente oggi è ritornato tutto come prima, con le stesse baraccopoli e gli stessi caporali a raccogliere braccia agli incroci.