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Criminologia

Impronte Digitali

impronte digitali criminologia scienza forenseLa storia moderna delle “fingerprints“, le impronte digitali, nasce nel 1856, in India, con William Herschel. Più tardi quando il medico scozzese Faulds, in seguito ad un furto subìto e risolto grazie a delle impronte trovate su un muro, affermò l’importanza delle impronte digitali ponendola all’attenzione di Scotland Yard per l’identificazione dei criminali. Ci sono 3 tipi di impronte digitali e cioè: visibili, modellate e latenti. Le impronte visibili si devono al contatto di mani pulite su superfici sporche o di mani sporche su superfici pulite: le linee papillari delle dita levano (o lasciano) lo sporco sulle superfici; l’impronta rimane così impressa e non resta che fotografarla per metterla a confronto con quelle già  presenti in archivio. Le impronte modellate (o per spostamento) sono dovute al contatto delle mani con sostanze malleabili, come cera, colla, pece e anch’esse possono essere fotografate. Si trattano diversamente invece le impronte latenti, anche chiamate invisibili. Queste si ottengono perché i pori della pelle sercernono una sostanza costituita da acqua, sebo, acidi, calcio, fosfati; quindi la qualità delle impronte dipende soprattutto dalle condizioni di sudorazione dell’individuo che le ha lasciate, dalle condizioni atmosferiche e dell’ambiente e dalla superficie (le migliori per il rilievo sono le superfici levigate come metalli verniciati, vetro e ceramica). Per rilevarle si deve creare un contrasto tra le linee digitali e la superficie; il metodo tradizionale consiste nello spargere con un pennello il cosiddetto grigio-argento, polvere di alluminio e additivi dove si presume sia l’impronta. Se la si riscontra, essa viene asportata con nastro adesivo nero. Se la superficie è porosa , si usano reagenti chimici (ninidrina, violetto di genziana), che fanno risaltare le linee. Per superfici plastiche si porta l’oggetto in laboratorio, dove viene messo in una campana sotto vuoto. In seguito, in laboratorio, viene fatta evaporare una sostanza metallica, che si deposita sul reperto in maniera uniforme, evidenziando così le impronte della persona. Un nuovo sistema fa uso della luce laser che può essere utilizzata su maniglie, cassettiere, utilizzando degli occhiali adatti. Prima dell’indagine con il laser, il reperto viene trattato con ninidrina, sostanza che serve a evidenziare la luminescenza delle impronte.