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Omicidi

Il martirio di suor Maria

Suor Maria Laura Mainetti esce dal suo convento di Chiavenna, piccolo paese in provincia di Sondrio, la sera del 6 giugno 2000. Per non farvi mai più ritorno. Ha ricevuto una richiesta di aiuto alla quale le è impossibile non rispondere, lei che ha preso i voti proprio per poter “fare qualcosa di buono per gli altri”. Una ragazza in difficoltà le si è rivolta per un consiglio, un sostegno: al telefono le ha confidato di essere rimasta incinta in seguito a uno stupro e di essere disperata.

Si sono già incontrate tre giorni prima: la ragazza in difficoltà, Ambra Gianasso, era accompagnata da due amiche anch’esse minorenni, Veronica Pietrobelli e Milena De Giambattista. Ma stasera la ragazza ha deciso, ha telefonato per dire che seguirà il consiglio di Suor Maria e si affiderà alla protezione del suo Istituto. È sufficiente andarla a prendere, al parco delle Marmitte dei Giganti.

Stranamente, le tre ragazze non sono proprio dotate di inclinazioni religiose. Anzi. Come molte e molti adolescenti, manifestano una spiccata vena di antagonismo nei confronti della Chiesa e dei sacerdoti. Che dall’irriverenza a base di scherzi telefonici con battute oscene alle associazioni cattoliche sfocia in una sorta di prevedibile satanismo fai da te, mischiato a un po’ di autolesionismo da rito di iniziazione improvvisato. Eppure, i taglietti sulle braccia con la lametta, le bestemmie gratuite, e le inevitabili scritte 666 sui diari sembrano, almeno per questa volta, essere la spia di qualcosa di molto serio.

Perché le ragazze dagli scherzi e dalle oscenità tipici della rabbia adolescenziale decidono di passare ad un piano di azione – questo sì, davvero diabolico, perché basato sull’inganno – per commettere un omicidio. Per quale motivo avvenga questo salto di qualità, non è dato capire. Persino il termine “movente” sembra un po’ fuori luogo. All’inizio, almeno così sembra, la vittima designata era il parroco del paese. Poi scartato per via della sua stazza. Come al solito, i predatori selezionano la preda più debole, e la scelta cade su questa suora piccola e magrolina. Cambiano gli obiettivi, ma il mezzo rimane lo stesso: qualche telefonata per attirare la vittima nella trappola, fuori dal convento. E questa volta non è solo uno scherzo. Naturalmente, non c’è mai stato nessuno stupro. La colpiscono con una mattonella, poi le sbattono la testa a terra, più volte. Infine le coltellate, perché “questa non muore più”.

È un paese piccolo: le rintracciano grazie a un identikit.