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Stragi

Gianluca Casseri e la Strage di Firenze

In un mondo che certo non manca di nemici dichiarati dell’Occidente – dai fanatici religiosi a quelli politici – uno si chiede come abbia potuto Gianluca Casseri identificare come una minaccia per la civiltà dei poveracci che vendevano paccottiglia e cd piratati per strada. E ucciderli a sangue freddo. È sufficiente rispondere che era matto, e che cercava una qualche ideologia a buon mercato che gli desse una scusa per far del male a qualcuno, e sfogare così la sua follia, la sua rabbia, le sue frustrazioni?

neonazista firenze omicidio dei senegalesi casseri pazzoCasseri dà inizio al suo percorso di morte alle 12.30 del 13 dicembre 2011 a Piazza Dalmazia, Firenze. La piazza è sede di un mercato assai frequentato, pieno di venditori e acquirenti. Casseri si è diretto subito verso il settore dove in genere si trovano gli ambulanti senegalesi. Impugna un 357 Magnum a tamburo. Sotto i suoi colpi cadono morti Samb Modou e Diop Mor. Poi ferisce gravemente un terzo uomo, Moustapha Dieng, colpito alla schiena e alla gola. Torna tranquillamente alla macchina, mentre intorno si scatena il panico.

Uno dei pochi che non ha capito cos’è successo è l’edicolante vicino a cui Casseri ha parcheggiato la macchina. L’uomo pensa si tratti di un borseggiatore che colto sul fatto tenta la fuga. Gli si para davanti per fermarlo, solidale coi colleghi commercianti. E solo allora si accorge dell’errore, quando si vede puntata contro la canna dell’arma. Fortunatamente per lui, Casseri è preso dal suo delirio e ha deciso di uccidere solo gli ambulanti. Forse una lite casuale con un senegalese lo ha portato a un insano desiderio di vendetta, o forse semplicemente è preda di qualche psicosi a sfondo razzista. L’edicolante si ritira incolume, dopo aver passato i peggiori istanti della sua vita. Ma la caccia al senegalese prosegue.

Casseri raggiunge Piazza San Lorenzo, altro mercato, altra sparatoria. Questa volta le vittime se la cavano: Sougou Mor è colpito da quattro colpi di pistola, ma sopravvive, e Mbenghe Cheike è vivo per miracolo. Ormai l’assassino è braccato: si rifugia in un parcheggio sotterraneo. I poliziotti coraggiosamente si avvicinano, lui estrae di nuovo l’arma e uno degli agenti spara qualche colpo verso la vettura. È un attimo, vistosi perduto l’uomo si punta l’arma alla testa e fa fuoco.

Nel frattempo in città sono già cominciate le manifestazioni e le proteste: alcuni gruppi della comunità senegalese formano un corteo che da piazza Dalmazia arriva alla Fortezza, invadendo il centro e causando anche alcuni incidenti. Una delegazione raggiunge la Prefettura dove sono accorsi anche il sindaco e il presidente della Regione. Si passano al vaglio le frequentazioni politiche e le preferenze culturali dell’omicida-suicida, ma soprattutto ci si chiede, ancora una volta in Italia, come l’uomo potesse disporre di un’arma del genere. Sarà per via dei fatti di Firenze che i discendenti di Ezra Pound faranno causa all’associazione Casapound, che Casseri frequentava, per impedire che questa continui a fregiarsi del nome del famoso poeta.