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Omicidi

Faccia d’angelo Francis Turatello

vallanzasca insieme a francis turatello suo testimone di nozze ucciso e sbudellatoCon un soprannome così, “faccia d’angelo“, la fine atroce di questo rapinatore sembra ancora più terribile: Turatello muore o meglio viene massacrato il 17 agosto 1981, nel carcere nuorese di massima sicurezza di Badu ‘e Carros. Ha 37 anni. Alcuni compagni di prigionia lo accoltellano e poi lo sventrano. Le lesioni agli organi interni fanno pensare che gli assassini abbiano ulteriormente infierito dopo averli estratti, o addirittura, per quanto incredibile possa sembrare, che li abbiano lacerati a morsi.

È la fine di una carriera criminale che parte fin dall’infanzia, nel quartiere di Lambrate a Milano dove si è trasferito con la madre. Qui si dà da fare come pugile dilettante e ladruncolo, entrando rapidamente in competizione con un altro giovane destinato a una grande carriera: Renato Vallanzasca. I due notoriamente si odiano. Tra la banda che Turatello riesce a mettere in piedi, composta prevalentemente da immigrati, e gli ambienti legati a Vallanzasca, parte una vera e propria guerra in stile faida mafiosa, con morti da entrambe le parti.

Gli uomini di Turatello si occupano di protezione della prostituzione e gioco d’azzardo, ma lui in persona è coinvolto anche in lucrose rapine e sequestri, in collaborazione con il clan dei marsigliesi, e ha rapporti misteriosi ma stretti con la Nuova Camorra Organizzata e Cosa Nostra. Alcuni sostengono che fosse affiliato a quest’ultima. E come sempre in quegli anni, vicende e gruppi criminali e terroristici si richiamano a vicenda e
si intersecano. Si parla di lui in relazione al sequestro Moro, e ad azioni della banda della Magliana.

Sia Turatello che Vallanzasca finiscono in carcere, e qui apparentemente scatta la riconciliazione. Turatello è testimone di nozze per il più famoso collega, che ha deciso di impalmare una delle sue tante fan.


francis turatello faccia d'angelo con vallanzasca

Turatello non ha né l’attenzione mediatica né gli atteggiamenti da rockstar dell’altro (anche se pure lui fa qualche passo verso lo star system, diventando amico di Franco Califano) e non sembra condividere con Vallanzasca neppure l’entusiasmo costante per gli espedienti e i tentativi di fuga. Del resto, è stato condannato per una lunga lista di reati, e il regime è fin dall’inizio quello del carcere duro. Più che cercare di scappare, gli interessa continuare a coltivare i suoi affari all’esterno, da vero piccolo boss. E a lungo ci riesce: finché non deve cedere quel ruolo al suo luogotenente, Angelo Epaminonda, in seguito primo pentito di mafia a Milano.

Naturalmente, Epanimonda è uno dei principali sospettati per il brutale omicidio del suo vecchio boss. Ma questo non sarà uno dei tanti crimini da lui confessati. Eppure, lo scempio del cadaver

e fa pensare a un avvertimento mafioso: un’incomprensibile mostruosità per l’opinione pubblica, un preciso messaggio per chi sa di che cosa esattamente Turatello

fosse considerato colpevole. Altre piste, portano alla camorra di Don Raffaele Cutolo, il Don Raffaè reso famoso dalla canzone.