//
Stai leggendo...

Omicidi

Chiara Poggi: vittima di nessuno.

È una domenica sera d’estate a Garlasco, in provincia di Pavia, una coppia passa una serata tranquilla chiacchierando di fronte a una pizza. I due ragazzi si salutano verso l’una, col tacito accordo di sentirsi il giorno dopo, come fanno da ormai quattro anni.

Il giorno dopo è il 13 agosto 2007, lui si sveglia e le fa il solito squillo per darle il buongiorno. Alle 14 lei non ha ancora risposto. Lui, preoccupato, va a casa di lei. Bussa, ma non ottiene risposta. Decide di scavalcare il cancello. Entra in casa e lei è lì, in fondo alla scala della taverna. Morta.

Garlasco - Chiara Poggi e Alberto StasiLoro sono Chiara Poggi e Alberto Stasi.

È proprio Alberto a denunciare il ritrovamento del cadavere di Chiara ai carabinieri. E sempre lui sarà l’indagato principale per la sua morte. Ad alimentare i sospetti su Stasi il fatto che, secondo gli inquirenti, Chiara avrebbe aperto la porta al suo assassino.

I primi due colpi la raggiungono al volto, inferti con un oggetto di metallo, si pensa un martello o una picozza. Chiara cade a terra ed è in questo momento che l’assassino sferra i due fendenti letali: alla testa e alla nuca. In un ultimo disperato tentativo di fuga, Chiara raggiunge le scale della taverna, ma cade. In fondo a quelle scale Alberto ritroverà il suo corpo senza vita.

Il 20 agosto Stasi viene accusato di omicidio, con l’aggravante della crudeltà: rischia l’ergastolo. Viene incarcerato il 24 settembre 2007 su ordine del Pm Rosa Muscio. Durante le indagini, il ritrovamento di materiale pornografico nel suo computer alimenta i sospetti nei suoi confronti: viene infatti formulata l’ipotesi che Chiara sia stata uccisa proprio in seguito a una furiosa lite derivata dalla scoperta di tale materiale da parte della ragazza. A dispetto di tutte le teorie e di tutte le prove indiziarie, Stasi verrà rilasciato quattro giorni dopo, il 28 settembre, su richiesta del Gip di Vigevano, Giulia Pavon, per insufficienza di indizi.

La procura di Vigevano chiude l’inchiesta l’8 ottobre 2008. Un mese dopo, il 3 novembre, Stasi viene rinviato a giudizio. Il 28 marzo 2009 gli avvocati di Alberto chiedono che venga processato col rito abbreviato. Il processo inizia il 9 aprile del 2009. Alla richiesta di assoluzione della difesa, l’accusa risponde richiedendo 30 anni di carcere.
L’intero procedimento penale si concluderà con la sentenza del 17 dicembre 2009, con cui Alberto viene assolto per insufficienza di prove.

Assolto in ogni grado di giudizio, ad oggi Alberto Stasi è un uomo libero, che tenta di ricostruirsi una vita “normale” fuori dall’ombra di un passato decisamente ingombrante.