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Omicidi

Cesare Battisti, giallista assassino

Il Cesare Battisti che sarebbe bello ricordare è il patriota irredentista nato suddito dell’Impero austroungarico, che preferì subire linciaggio e impiccagione – nonostante fosse stato catturato con la divisa italiana addosso – piuttosto che rinnegare le sue idee.

Il suo omonimo criminale ha invece una storia un po’ diversa: dopo aver fatto la guerra alla sua gente, prima tutto da solo poi sotto l’egida di un’organizzazione eversiva, è scappato dall’Italia per rifugiarsi sotto la protezione di governi stranieri.

Battisti comincia da adolescente a rapinare, nonostante il privilegio presto rinnegato del liceo classico, e arriva quasi subito alla rapina con sequestro di persona. Se la cava con niente in quanto minorenne. Certo, tutti hanno diritto a una seconda possibilità, specialmente se non hanno ammazzato nessuno, e il mondo è pieno di minorenni turbolenti che hanno fatto poi grandi cose da grandi. Ma la sua seconda possibilità Battisti se la gioca malissimo, continuando la carriera di rapinatore una volta raggiunta la maggiore età.

Il carcere gli offre una splendida possibilità di riscatto: invece di rapinare semplicemente, gli viene spiegato che può continuare a fare quello che faceva prima e anche di più ma sentendosi inoltre un eroe rivoluzionario. È uno dei tanti cattivi maestri dell’epoca a istruirlo a dovere e a farlo entrare nella sua organizzazione – dedita soprattutto agli “espropri proletari”. Lasciamo stare i nomi roboanti e le sigle sibilline dell’epoca che oggi non interessano davvero più a nessuno.

Secondo la magistratura italiana, ma lui nega, il salto di qualità avviene il 6 giugno 1978 a Udine, con l’uccisione di Antonio Santoro, maresciallo della Polizia penitenziaria, accusato di maltrattamenti ai detenuti. È lecito dubitare, visto che un’altra vittima di Battisti e del gruppo, Andrea Campagna, etichettato nella rivendicazione come “torturatore di proletari”, si rivela essere in realtà un semplice autista della DIGOS. Gli sparano tre colpi in faccia, calibro .38 corazzato, full metal jacket.

Uccidono anche – con Battisti in ruoli di copertura – Pierluigi Torregiani, gioielliere, e Lino Sabbadin, macellaio, colpevoli di avere reagito con le armi a tentativi di rapina. Arrestato nel 79, già nell’81 riesce a evadere e a riparare in Francia. Da lì si trasferisce in Messico, e comincia la sua seconda vita di intellettuale. Partecipa a una rivista letteraria, scrive un romanzo ma un amico glielo ruba e lo pubblica a suo nome. Tornato a Parigi, protetto dalla dottrina Mitterand, continua a scrivere e a tradurre. Arrivano un po’ di notorietà e la pubblicazione presso un editore prestigioso, Gallimard.

Finisce però nel 2004 la protezione del governo francese. Questa volta va in Brasile, e l’estradizione viene negata. Nel corso di queste vicissitudini lui ha continuato a scrivere, incassando il sostegno di importanti personalità come – si dice – Carla Bruni, e la giallista Fred Vargas, che ha scritto la postfazione del suo ultimo libro, lodandolo anche come scrittore. Ma allora non poteva dedicarsi solo a quello?