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Serial Killer

Antonio Mantovani, il mostro di Milano

I casi di detenuti condannati per omicidio che in regime di semilibertà uccidono di nuovo non sono rari in Italia. Ma quello di Antonio Mantovani è emblematico. Emblematico per la facilità con cui l’uomo ottiene di poter lasciare il carcere, emblematico per la cecità di chi non revoca questo privilegio anche quando un’altra donna da lui frequentata muore. Delle due, l’una: o siamo di fronte a uno dei più clamorosi errori giudiziari di tutti i tempi (cosa che pare improbabile, ma non si può mai dire) o a un caso di clamorosa inettitudine e menefreghismo da parte di alcuni componenti del sistema giudiziario, o quantomeno da parte degli psicologi che fanno le perizie in questi casi.

antonio mantovani il killer assassino chi l'ha vistoMantovani, nato a Trevenzuolo (Verona) nel 1957, ha una biografia che al profano sembra quella del perfetto predatore sessuale: la madre non se ne vuole occupare e lo parcheggia in un collegio a 7 anni, a 14 cerca di stuprare una bambina di 3, nel 79 cerca di stuprare la moglie di un amico. Questo episodio sembra costituire la prima manifestazione di un pattern, un modello di comportamento ripetitivo: nell’83 Mantovani violenta Carla Zacchi, moglie di un amico, la uccide e getta il corpo nudo in un canale. Confessa che l’impulso omicida è stato scatenato dal rifiuto della vittima ad avere rapporti sessuali con lui. Lo condannano a 29 anni, ottiene la semilibertà in 13 e torna a uccidere.

Strangola la seconda vittima il 6 novembre 1996. Dora Vendola viene ritrovata nella sua auto. Interrogato, Mantovani ammette sia di conoscere la donna, in semilibertà come lui, sia di avere ricevuto un rifiuto alle sue proposte. Messa così, sembra incredibile che gli credano e che le indagini non proseguano. Forse, essendo la vittima legata in qualche modo ad ambienti criminali, si saranno detti che non ne valeva la pena.

Il 7 marzo del 1997 Simona Carnevale, parrucchiera, terminato il lavoro chiude il suo negozio e scompare nel nulla. Il corpo non è mai stato ritrovato. Il 2 giugno viene invece ritrovata semi carbonizzata Cesarina De Donato, con due sacchetti di cellophane infilati in testa e una ventina di bambole intorno. Strano che una suicida organizzi il rogo del proprio cadavere. La donna aveva poi una particolarità: è suo l’appartamento in affitto dove Mantovani vive quando non deve rientrare in carcere.

Tutto questo non basta a far sospettare di lui. Come in tanti altri casi, per fortuna c’è Chi l’ha visto? La trasmissione non ha mai smesso di cercare di risolvere il mistero della sparizione di Simona Carnevale: nessuno crede a un allontanamento volontario. Un compagno di detenzione di Mantovani riconosce la foto della donna in televisione, afferma Mantovani la conosceva e che il giorno dell’omicidio gli aveva pure chiesto di aiutarlo a disfarsi di un cadavere. Seguono processi e condanne. Ora il profano – certo, con tutta l’umiltà del profano – non può fare a meno di chiedersi: ma davvero, davvero tutto questo era proprio inevitabile? Cos’è che non va nella legge sulla semilibertà in questo paese?